La ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi inizia con la creazione di una mappa delle rocce di superficie. Questa prima indagine si effettua tramite il rilevamento geologico sul terreno e l’elaborazione di foto aeree o satellitari che forniscono indizi indispensabili per la localizzazione dei bacini sedimentari, potenziali serbatoi di idrocarburi.
Una serie di studi di geochimica, micropaleontologia e petrografia permettono in seguito di fornire informazioni dettagliate sullo stato del terreno e delle rocce individuate (caratteristiche fisico-chimiche, età e composizione) di tali bacini.
Essi vengono esplorati con tecniche geofisiche e rilievi sismici, basati sulla generazione artificiale di onde elastiche e sulla loro riflessione da parte del terreno (sismica a riflessione), volte a verificare la presenza di potenziali trappole, rocce porose e/o permeabili chiuse al di sopra e lateralmente da rocce impermeabili di copertura (es. argille), che possono intrappolare appunto gli idrocarburi.
Grazie all’utilizzo di software all’avanguardia, che elaborano i dati registrati nelle precedenti fasi, è possibile ottenere un’immagine del sottosuolo, dalla quale individuare le trappole e stimare il volume di idrocarburi potenzialmente presenti nella struttura. Non tutte le trappole contengono idrocarburi e solo la realizzazione di un pozzo esplorativo può confermarne la presenza.