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Parliamo di…Shale Gas

Lo shale gas ha fatto irruzione nello scenario energetico negli ultimi tre anni e ha radicalmente cambiato il mercato energetico degli Stati Uniti d’America e segnato quello del resto del mondo.

Lo shale gas, è definito unconventional, cioè non convenzionale, è gas naturale uguale in tutto e per tutto a quello tradizionale, che fa parte da tempo del mix energetico di tutti i paesi industrializzati. A renderlo diverso, a lungo non estraibile, è la roccia serbatoio in cui il gas si trova: si tratta, infatti, di una roccia praticamente impermeabile.

Oggi, attraverso la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica, l’operazione non è diventata solo tecnicamente possibile ma anche economicamente conveniente.

Grazie allo sfruttamento dei giacimenti di shale gas e di altro gas non convenzionale, la produzione interna degli Stati Uniti è aumentata del 50% e ha toccato quota 624 miliardi di m3 (2009), con oltre il 10% di shale gas e prospettive al 2035 di una produzione di gas da shale pari al 26% della produzione nazionale di gas.

Numeri che fanno degli USA i maggiori produttori di gas naturale al mondo e che incidono profondamente sul bilancio economico, consentendo di tagliare radicalmente le importazioni e anzi di porsi come esportatori di gas naturale.

Circa un anno fa, gli Stati Uniti hanno lanciato il Global Shale Gas Initiative: un programma il cui obiettivo era coinvolgere in questa trasformazione anche gli altri Paesi del mondo, avviando una vera e propria rivoluzione nel segno dello shale gas. Un progetto che è iniziato dall’analisi dei bacini esistenti di shale gas per valutare in maniera scientifica il potenziale globale dell’unconventional.

Dagli studi condotti, che sono stati resi pubblici solo recentemente, emergerebbe un’importante disponibilità, abbastanza equamente distribuita sul pianeta, di shale gas.

Se non sorprende ritrovare tra le aree più ricche di unconventional gas Algeria e Libia, è certamente più interessante registrare la situazione del Canada, dove il National  Energy Board ha  stimato riserve in posto pari a 30.000 miliardi di mc, dei quali un 20% recuperabili (nei giacimenti tradizionali il gas recuperabile rispetto a quello in posto è mediamente del 90%). Mentre i giacimenti cinesi corrispondono a 1.275 miliardi di m3, quelli argentini a 774 miliardi di  m3 e quelli del Brasile a 226 miliardi di m3.

Anche il vecchio continente ha giacimenti significativi; particolarmente importanti si rivelano quelli polacchi (187 miliardi di m3) e francesi (180 miliardi di m3), ma anche Norvegia e Svezia hanno dalla loro riserve di shale di tutto rispetto. Ma di unconventional sono sufficientemente ricchi anche il Messico, il Canada, il Sud Africa e l’Australia.

La ricerca World Shale Gas Resources: an initial assessment of 14 regions outside the USA della EIA (Energy Information Agency) mette a confronto, per ciascun Paese, la produzione interna di gas naturale, i consumi, la quota di importazioni e infine le riserve di unconventional a disposizione (scarica la tabella), evidenziando quanto potrebbe essere importante per ciascun Paese riuscire a sviluppare un’industria estrattiva di shale gas.

Per ora, però, quelle di shale gas per quanto importanti restano delle riserve, resta da vedere se riusciranno a diventare risorse, accessibili e concretamente sfruttabili.