L’iter autorizzativo per la perforazione di un pozzo esplorativo in terraferma o in mare aperto è un procedimento lungo e complesso, articolato in più fasi:
- Il soggetto interessato allo sviluppo di quest’attività presenta un’istanza di permesso di ricerca, per una specifica area di territorio o porzione di mare, all’U.N.M.I.G. (Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi e Georisorse) del MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico);
- Ottenuto il permesso di ricerca, la compagnia esegue delle indagini non invasive e studi geologici per individuare possibili trappole contenenti idrocarburi, all’interno dell’area assegnata;
- Se viene individuata una possibile trappola di idrocarburi, il soggetto titolare prosegue l’iter tecnico-amministrativo richiedendo l’autorizzazione per la perforazione di un pozzo esplorativo. In caso contrario le attività vengono sospese e il progetto abbandonato;
- L’esecuzione di un pozzo esplorativo consente di valutare le potenzialità minerarie – la dimensione del giacimento, la qualità degli idrocarburi presenti – e di fare un’analisi economica dell’intero progetto;
- In caso di esito positivo, l’iter si conclude con un’ulteriore richiesta: l’istanza di concessione per la coltivazione del pozzo corredata dal programma dei lavori e di tutti gli elementi di natura tecnica ed economica necessari.
Il conferimento dei diversi permessi è condizionato dal parere dell’U.N.M.I.G del Ministero dello Sviluppo Economico, dall’istruttoria della CIRM (Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie), dall’esito positivo di specifiche procedure di Valutazione di Impatto Ambientale rilasciate dal Ministero dell’Ambiente e dal parere degli enti locali coinvolti. Solo alla fine di questo percorso autorizzativo il Ministero dello Sviluppo Economico emana il decreto di concessione per la coltivazione di idrocarburi.